calendario_1Successione di contratti a termine – Intervalli temporali – Novità del DL 76/2013 convertito (nota Min. Lavoro e politiche sociali 4.10.2013 n. 5426)

Modifiche alla disciplina apportate dal “decreto lavoro”
Come ricordato nella nota in esame, il DL 28.6.2013 n. 76 (c.d. DL “Lavoro”, conv. L. 99/2013) è intervenuto in materia di contratto a termine apportando modifiche alla disciplina dei periodi di intervallo che devono trascorrere tra un contratto e il successivo. In particolare, modificando l’art. 5 co. 3 del DLgs. 6.9.2001 n. 368, è stata ripristinata la normativa anteriore alla L. 28.6.2012 n. 92, riportando gli intervalli temporali minimi che devono trascorrere tra un contratto a tempo determinato e l’altro ad essere pari a 10 giorni (e non più 60 come previsto dalla citata legge), nel caso di contratto di durata fino a 6 mesi, e a 20 giorni (e non più 90), nel caso di un contratto di durata superiore al predetto termine. A tal proposito, si ricorda che la L. 92/2012 aveva previsto che tale periodo di intervallo (all’epoca di 60 e 90 giorni) potesse essere ridotto, rispettivamente, fino a 20 o a 30 giorni in specifiche ipotesi previste dalla contrattazione collettiva, nell’ambito di un processo organizzativo. Infine, nella nota si sottolinea che il medesimo DL 76/2013 ha altresì escluso dall’ambito di applicazione di tale disciplina le attività stagionali e tutte le altre ipotesi (e non solo alcune specifiche come da normativa precedente) individuate dai contratti collettivi, attribuendo di fatto alla contrattazione collettiva la possibilità di eliminare completamente gli intervalli minimi.
I chiarimenti ministeriali circa l’efficacia degli accordi collettivi
Premesso quanto sopra, con la nota n. 5426/2013, il Ministero chiarisce se gli accordi collettivi che avevano ridotto la durata degli intervalli a 20 e 30 giorni – in deroga alla precedente formulazione dell’art. 5 co. 3 del DLgs. 6.9.2001 n. 368 che prevedeva una durata “ordinaria” di 60 e 90 giorni dei citati intervalli – conservino ancora la loro efficacia o siano stati superati dal nuovo dettato normativo. Per i tecnici ministeriali tale regolamentazione collettiva appare superata a seguito delle nuove disposizioni ex DL 76/2013 che hanno ridotto l’intervallo tra due contratti a 10 e 20 giorni, vanificando gli interventi di flessibilizzazione già posti in essere ed inevitabilmente legati a minimi di durata legale dell’interruzione (20 e 30 giorni) superiori agli attuali periodi normativamente previsti.
Invece, gli accordi collettivi stipulati a decorrere dall’entrata in vigore del DL 76/2013 (conv. L. 99/2013), potranno validamente prevedere una riduzione o addirittura un azzeramento dei predetti intervalli di 10 e 20 giorni nelle ipotesi definite dalla contrattazione collettiva, con effetti “normativi” nei confronti di tutti i soggetti rientranti nel campo di applicazione dei citati accordi. In tal senso si fa osservare, altresì, che i medesimi accordi collettivi, potrebbero prevedere intervalli di maggior durata, anche se tali disposizioni produrrebbero effetti solo sul piano “obbligatorio”, esclusivamente nei confronti delle parti stipulanti.
[Tratto da Eutekne -  La Settimana in Breve n.37 del 11 Ottobre 2013]

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